Una noia chiamata Novecento – Recensioni Ignoranti Theatre

NOVECENTO, di e con Alessandro Baricco
Voto: 2

Di tutte le lezioni apprese negli anni della mia formazione artistica e musicale una in particolare mi risuona spesso in mente: “la sega piace a chi se la fa”.

Traducendo il concetto in un linguaggio meno scurrile si tratta di un invito esplicito a non essere troppo autoreferenziali, altrimenti ci si gioca l’attenzione del pubblico e la riuscita della serata.

Ecco perché andando a vedere Baricco che legge Baricco (nello specifico “Novecento” al teatro La Fenice di Senigallia, AN) – tronfio di sé come solo Baricco saprebbe essere – si assiste all’apice mai raggiunto prima da nessun altro al mondo del concetto di “sega che piace a chi se la fa”.

Ad aggravare il giudizio verso il D’Annunzio del Renzismo ci sono diversi fattori:

1- Lo ha fatto apposta.
Nel comunicato stampa ufficiale dello spettacolo si legge che:

Dopo vent’anni di messe in scena, in ogni parte del mondo, con tutti gli stili, con artisti completamente diversi uno dall’altro, ho pensato che tornare un po’ alla voce originaria di Novecento potesse essere una cosa interessante, per me e per il pubblico.”

Quindi c’è del dolo. Quest’enorme masturbazione pubblica non si poteva fare tramite interposta persona. Doveva esserci proprio lui a leggere il suo libro.

2- Il delirio di onnipotenza continua
[…] quello che volevo fare: leggere. Non recitare, non spiegare, non diventare un personaggio. Leggere un testo, quel mio testo. Sono sicuro che lo farò ogni sera diverso, perché non sono un attore e non riesco a immaginare di salire su un palcoscenico a fare una cosa che so già come finirà.”
Perché prendere uno bravo a fare il monologo quando possiamo assistere ad uno che fa un altro mestiere e si improvvisa nel reading?

3- Sold-out
Il livello di fama del torinese garantisce un sold-out di pubblico, una vastità di persone costrette ad assistere alla sua masturbazione pubblica come in un perverso gioco letteral-erotico (cosa che ovviamente gli aggrada).

4- Il pubblico
Il suddetto pubblico, fatto da 50enni che non sanno capire che “no, in teatro con le luci spente non puoi guardare facebook sul cellulare ogni due cazzo di minuti” perlopiù dormiva (strategia brillante per evitare lo strazio a cui eravamo costretti noi poveri giovani) e quando si svegliava faceva post sgrammaticati sui social per fingersi colti e vantarsi di essere lì, per poi controllare periodicamente se tutti i loro contatti avessero messo like.

5- L’empatia di uno zerbino
Il Baricco uomo è come il Baricco scrittore: apparentemente perfetto ma senza anima, distaccato, glaciale. Mantiene a stento lo schifo che prova verso il suo pubblico e al giungere dei (a dire il vero) pochi applausi finali fa due inchini finto buddhisti e se ne va.

6- Fino all’altra sera a me Novecento piaceva pure.
Alessà, dovevi proprio privarmi di questa gioia?

7- Dolo, parte 2
Un paio di anni e poi mi fermo. Una dozzina di date all’anno. Non di più. Così magari riesco a farle tutte indimenticabili. Quanto meno per me.”
Tranquillo che lo sarà anche per me, ma non per i motivi che speravi.

Francesco Mandolini

 

PS

Dallo scempio di questa serata vanno salvati Nicola Tescari (musiche) Tommaso Arosio (scenografie) e Eleonora De Leo (regia). Voi il vostro l’avete pure fatto bene.

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