Celebrity Hunted: tentativo all’italiana di essere più americani

Celebrity Hunted è arrivato in un momento particolare delle nostre vite.
In un certo senso nel momento più giusto possibile, un momento storico in cui ognuno di noi sta cercando di scappare da un virus, ci viene proposta una serie/reality in cui si deve fuggire da qualcosa.
Perfetto.
Sembra quasi una trovata pubblicitaria.

E dopo settimane e mesi di palazzi ricoperti di Fedez, Francesco Totti e Claudio Santa Maria, finalmente su Prime Video arriva la serie.
Sappiamo già dal trailer che si tratta di 8 celebrità italiane che per 14 giorni devono scappare da dei cacciatori che provano in ogni modo a stanarli. Partono tutti da Roma e da lì si possono muovere in tutta Italia e con qualsiasi mezzo.
Addirittura per il primo giorno gli permettono di organizzarsi in precedenza, così da poter stare già un passo avanti a chi tenterà di scovarli.
E qui già casca l’asino.

Com’è possibile che ognuno di loro abbia pensato a degli escamotage così tanto vicini alle loro professioni? Cioè, ora mi volete dire che a Santa Maria, a ROMA (casa sua) gli aprono solo se bussa alle porte di un teatro?
E come è possibile che se sei Diana Del Bufalo, e vieni da una famiglia facoltosa, ti ritrovi su un motoscafo e poi su di una palafitta sul Tevere nella metà del tempo in cui le poliziotte mancano te e Cristiano Caccamo, esattamente a 50 metri di distanza da loro.

Li mancano perché stavano analizzando la situazione.
Un breve riassunto dell’analisi: “Questo è il ponte, questo è il fiume e c’è una strada che va a destra e sinistra. Detto ciò dobbiamo scendere queste scale e andare a destra. Se non li troveremo, nella direzione che abbiamo intenzione di percorrere, allora dovremo poi andare dalla parte opposta che noi identificheremo come sinistra”.
Ci hanno messo così tanto che il padre di Diana ha avuto anche il lusso di fare la scena di quello cui non parte il motoscafo ma poi ce la fa. Non correva pericoli comunque, perché le poliziotte stavano pensando se quelle scale fossero percorribili nei due sensi, o solo a scendere. Quindi nascono i primi dubbi sulla serie, ma si prosegue la visione.


C’è da dire che si percepisce un non so che di Geo & Geo. Ci mostrano il bello della nostra Italia, misto a un minimo, molto accennato, senso di azione.
Il ritmo delle puntate, dalla prima all’ultima, è sostenuto ma non del tutto cadenzato. Non c’è un vero beat dell’inseguimento e della suspense. Se non in pochi momenti ben architettati.

Ma non è tutto da buttare, anzi.
C’è un lato che lascia scorgere la parte più umana e vera delle celebrità, i loro amici, le simpatie come i momenti di debolezza. Rispetto a persone che sono state idolatrate e innalzate al massimo è un momento positivo in cui vedere i loro lati più sensibili e cazzoni. Come ci mostrano soprattutto Fedez in coppia con Luis Sal che tentano di fare i fuggitivi coraggiosi ma poi si ritrovano a fare gli errori più improbabili della storia.
Tipo Fedez che è convinto di sapere in quanti secondi i poliziotti si attaccano alle celle dei cellulari. Cosa?

C’è anche una parte lodevole del format che coscientemente ci regala Cristiano Caccamo senza maglia che spacca la legna. Anche se sottolineiamo, per giustizia, che Caccamo è molto simpatico e sveglio, ma anche molto bello.
Non fraintendete: il format c’è e fa la sua parte. Ma diciamoci la verità; è poco credibile.
Non è del tutto plausibile perché si evidenziano un Costantino De La Gherdardesca in uno stato confusionale e fisicamente fuori forma, come uno sciocco Pupone (Francesco Totti) che ignaro gioca una partita del cuore e fa selfie in autostrada rimettendosi al buon cuore della gente.
Forse lo faremmo anche noi? Arduo a dirsi non essendo né famosi né tanto meno ricchi.

La cosa che però salta all’occhio più di tutti sono gli hunters (i cacciatori delle celebrities).
C’è una presentazione di tutto rispetto con identikit alla James Bond: un ex questore della Polizia francese, un esperto Intelligence italiano, un hacker etico e molte altre leve della sicurezza nazionale ed internazionale che farebbero presupporre un certo livello di capacità.
Eppure ci troviamo di fronte a degli esperti della sicurezza nazionale che sono sempre alla rincorsa, che seguono degli iter lunghi e noiosi. Che dicono frasi alla “Io vi troverò” ma che poi nel campo d’azione immediata lasciano il tempo che trovano.

Hanno la loro base in una location pazzesca a Roma e passano il tempo a dire a una squadra mobile, mandata due ore prima a Salerno: “Vola un attimo a Prato perché ci hanno fregato” e loro “Si certo subito”. Ma come subito? Ma come fai a fare subito?
La risposta più logica sarebbe “Commissà mi sa che ormai se ne parla domani di prendere Luis Sal. Ora siamo in autogrill e c’è la fila per il bagno, per pagare le Pringles e anche per fare benzina. Hanno poi detto alla radio che ci sono rallentamenti da Bologna fino a due ore. Direi che ci sentiamo domani eh”.

Insomma ragazzi, bisogna essere sinceri?
Se si pensa di vedere in azione un ex membro dei servizi segreti italiani viene il groppone alla gola a pensare che ha problemi nell’inseguire ed acciuffare Fedez.
Nell’ignaro ed ignorante immaginario, si spera sempre che un questore della polizia sappia rintracciare più velocemente un terrorista, rispetto a Costantino De La Gherardesca mentre baratta un anello del Nepal, ad un Vendo e Compro Oro nei quartieri spagnoli di Napoli.
Non si può fare molto su questo punto: la produzione di Celebrity Haunted, sulla parte dei cacciatori, ha toppato clamorosamente.

Perché per quanto possa essere coinvolgente, a livello nazional popolare, vedere dei frati che si emozionano alla presenza de Er Pupone, nulla toglierà lo sconforto e l’insicurezza nell’apprendere che Francesca Barra e Claudio Santa Maria riescono a nascondersi presso tre settantenni nelle province campane, fottendo i servizi segreti.

Giudizio finale
Celebrity Hunted: voto 6,5

Michaela Miluzzi

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