Sanremo 2019 – Alla prima non è una signora

Finalmente il momento più atteso dell’anno è arrivato: la prima di Sanremo. Un anno intero di attesa e bile accumulata può finalmente sfociare in allegria su alcuni dei cantanti meno conosciuti e capaci della storia del nostro Paese. Un vero paradiso. Siccome i Big in gara sono 24 (precisamente 22 Big e 2 vincitori di Sanremo Giovani) bisogna subito darsi da fare passando velocemente in rassegna il non-cantato:

I PADRONI DI CASA
Claudio Baglioni voto 4,5:
Ha fatto così tanti lifting che ha il viso sproporzionato rispetto alla testa. Nessuna delle canzoni in gara è brutta come le sue battute.
Virginia Raffaele voto 7: Bella, simpatica e frizzante. Nonostante il mio odio per gli imitatori va promossa perché sopporta Baglioni.
Claudio Bisio voto 7,5: Dove lo metti sta, riesce a rimanere fedele a sé stesso pur con le limitazioni del Festival. Giacche stupende.

GLI OSPITI
Pierfrancesco Favino voto 4,5:
Sembra bolso, impacciato ed il suo siparietto comico/musicale non è né comico né musicale. Evitabile.
Giorgia voto 5,5: Fa la furba evitando di cantare “come Giorgia”, spesso stona e sembra voglia limonare Baglioni.
Claudio Santamaria sv: Onestamente non sono riuscito a seguirlo a causa delle troppe battute raggelanti di Baglioni. Pausa WC.

Ed ora passiamo, in ordine di esibizione, al motivo per cui siete qui.

LE VOCI (o presunte tali):
Francesco Renga voto 5:
Solito pezzo melenso. Lui raglia più del dovuto nelle parti alte. Non si capisce se il brano sia dedicato alla fine della sua storia con Ambra (dalle interviste sembrerebbe di no, ma il testo tradisce altro). È tutto molto triste.

Nino D’Angelo e Chillu Guaglione voto 3: Andrebbe tutto bene se non fosse per la musica, la voce, gli arrangiamenti, la presenza scenica, il testo, il look, il parrucchiere…

Nek voto 6,5: Chi l’avrebbe mai detto che uno degli arrangiamenti più belli (se non il più bello) e rock della kermesse sarebbe arrivato da Nek? Il brano funziona (anche senza spaccare bottiglie di Lambrusco) e lancia un ritornellone che nelle radio andrà. Mi ha stupito.

Zen Circus voto 7,5: Vincono il premio “vecchia che balla” istituito lo scorso anno dallo Stato Sociale. Pezzo incazzato, impegnato, non banale impreziosito da coreografie blackblock evocative. Superano perfino i miei pregiudizi, peccato per il marcato accento toscano.

Il Bolo voto 4,5: Pezzo inutile fatto da una specie di pop asiatico anni ’80 mischiato all’impostazione classica della voce di uno dei tre, il tutto mixato di nuovo con tristezza a palate. Come al solito i tre tenorini (che 2 su 3 non sono nemmeno tenori, ma lasciamo stare…) cantano roba da vecchi stravecchi. Sono il Rocco Buttiglione della musica.

Loredana Bertè voto 8: Potrei essere più felice di così solo se salissero sul palco con lei Fonzie Camorra ed il Grignone. Pezzo bello incazzato e coscia da 25enne messa in mostra in maniera spavalda a 68 anni. Anche i capelli blu ci stanno. Fottesega alla Berté di voi benpensanti, è più rivoluzionaria lei che tutti i giovani in gara.

Daniele Silvestri e Quel Tizio voto 7,5: Era ora che qualcuno dicesse che la scuola concepita come è ora, cioè lezioni frontali che inchiodano bambini ed adolescenti al banco per ore, fa schifo e risale all’800. Fuori dal coro come tema e arrangiamenti. Merita molto, probabilmente avrà poche soddisfazioni.

Miss luccichio luccichio ed il rapper 14enne dalle camicie orride voto 5: Il ritornello giustamente dice “scusa ma non me ne importa”, che è un po’ il pensiero di chiunque ascolti il brano. Se ascoltate bene sembra il diario di uno stalker, temo che la sentiremo molto.

Raul Bova in “Ultimo” voto 4: Discepolo di Young Signorino, ama esprimersi attraverso vocali a caso e sillabe reiterate. Mi sento di segnalare che, contrariamente a quanto afferma nel ritornello, le parole non le inventa Dio.

Paola Turci voto 6: Ora mi incazzo. Lei è stupenda, comincia benissimo la prima strofa con voce suadente, penso “se azzecca il ritornello è fatta” e poi…il nulla. La parte che serve per fare di un brano pop un gran pezzo manca completamente. Per capirci: siamo sui livelli di Nek, ma lui il ritornello/tormentone lo azzecca tutto. La Turci no ed è un gran peccato.

Motta (gelati) voto 4: Dialetto toscano (se non erro ad orecchio direi pisano, non ho voglia di googlare la provenienza di sto stronzo) biascicato insopportabile, dizione oscena, stonato praticamente ovunque, ritornello azzeccato che – con mio sommo disgusto – farà ballare un sacco di gente. Sopravvalutato.

Boomdabash voto 4,5: Questa sera vi dico no. Per nulla banale no, no… un testo di rara tristezza e scontatezza. Mi auguro che tornino presto a godere Lu sule, lu mare e lu ientu della piantagione di pomodori da cui sono stati raccolti e a cui devono il look. Il bello è che ci sono voluti sei autori per stammerda. Hanno il dubbio onore di aprire il trend “mani tatuate parole sdolcinate” da rapper fighemosce che ci accompagnerà fino a fine serata..

Patty Pravo ed il suo Escort voto 4,5: Un’ottuagenaria coi rasta. No, davvero. Problemi tecnici all’inizio ma lei vince tutto con la battuta sarcastica “siamo venuti a fare una passeggiata” poi sbaglia gli attacchi ed è il solito bisbiglio incomprensibile. Con il suo escort Briga continua la saga dei tatuati fighemosce “mani tatuate parole sdolcinate”.

Simone Cristicchi (per gli amici Forza Bari) voto 9: Scrive e canta la frase “siamo in equilibrio sulla parola insieme”. Che aspettate a dargli tutti i premi?

Achille Lauro voto 3: lo vedo e tiro giù una bestemmia per lo stupore (in negativo), apre bocca ed al secondo verso parte la seconda bestemmia. Il riff di chitarra è chiaramente “Stop the rock” degli Apollo 22 (brano orrido ma conosciutissimo). Non sa cantare, tanto meno suonare però parla di chitarre e rock n roll tirando giù nomi a caso (Billie Joe, Axl Rose, Elvis…). Oltre che cantare non sa nemmeno parlare, farsi guardare, vivere.

Arisa voto 6: Fa il compitino con un brano dance anni 70/80. Francamente deludente, raggiunge la sufficienza più che altro per mancanza di concorrenza.

Negrita voto 5: Devo delle scuse al brano Tonight (da me reputato orrido) che portarono a Sanremo nel 2003. Questo è peggio. Pau pare Mario Biondi (e non è un complimento), ha carisma da vendere, ma la canzone sembra scritta bene ed interpretata male. È tipo un brano dei Negrita suonato da una banda di paese. È valsa la pena aspettare 16 anni per ripresentarsi all’Ariston…

Ghemon voto 4,5: Ha piercing in luoghi fastidiosi alla vista. Porta un brano inutile che non sfrutta le potenzialità dell’orchestra.

WinRAR voto 3,5: Che sarebbe il nome che il correttore automatico ha affidato ad Einar, ma mi ha fatto troppo ridere. La bruttezza del pezzo è paragonabile solo agli effetti in sovraimpressione della Rai. Un pop scadente fermo ai primi anni 90.

Ex-Orafo voto 4,5: Non se la sono giocata bene, infatti perdono il premio “vecchia che balla” contro i Zen Circus. Sembrano un Jovanotti light circa 15 anni in ritardo. Musicalmente sono di un antiquato unico. Non si capisce a chi si riferiscono come pubblico.

Anna Tatangelo voto 6,5: Ha la mia stessa età ma riesce a sembrare al contempo sia molto più giovane che mia madre. Mistero. Il brano funziona anche perché è uguale a “La Notte” con cui Arisa arrivò seconda nel 2012. È l’unica che canta bene.

Irama voto 5: Belloccio da talent, rapper figamoscia seppur senza mani tatuate, porta un brano tristissimo dal tema vagamente impegnato (ma senza esagerare, butta solo lì qualche parolone per sentirsi profondo). Probabile che vada forte (con mio sommo dispiacere).

I’ niscgiotti voto 7: Dio mio quanto si sente che è toscano (livornese come lo stesso testo rivela). Allora: il brano è bello e funziona. Come voce non è un granché ma il pezzo non richiede di essere Frank Sinatra. Vince il premio “eccita la milf” grazie al look a metà tra Marco Maccarini ed Eddie Vedder.

Mammuth voto 4,5: Trattasi di un sottoprodotto dell’attuale cultura musicale fatta di trap e merda varia. Usa l’orchestra solo per fargli battere le mani alla “here comes the pappo” cosa per cui vorrei fustigarlo. Non dubito che piaccia a dei sedicenni.

Francesco Mandolini

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